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    CELLULE STAMINALI E SCLEROSI MULTIPLA

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    Introduzione

    Isolate per la prima volta dal dottor James Thomson in un laboratorio statunitense nel 1998, le cellule staminali hanno peculiarità specifiche che altre cellule non hanno.

    La loro eccezionalità deriva dalla capacità di rigenerarsi praticamente all’infinito fino a quando l’organismo è in vita e di dare origine, se opportunamente stimolate, a tutti i diversi tipi di tessuti: dalla pelle al sangue, dal cuore al fegato, dal cervello ai muscoli e così via.

    Date queste proprietà si è ipotizzato di utilizzare il trapianto di cellule staminali per riparare organi o tessuti danneggiati da una malattia come la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, la malattia di Alzheimer, l’infarto, etc.

    Da quando sono state scoperte le cellule staminali hanno alimentato speranze, e qualche volta illusioni, scatenando accesi dibattiti. Purtroppo in molti casi sono state al centro di disinformazione. In questo dossier abbiamo risposto ad alcune delle domande più frequenti a tal proposito, con l’obiettivo di fornire un’informazione chiara, corretta e aggiornata.

    Domande più frequenti

    Che cosa sono le cellule staminali?
    Le cellule staminali sono cellule primitive non ancora dotate di specializzazione, ma capaci di trasformarsi in diversi tipi di cellule che costituiscono i vari tessuti.

    Le cellule staminali si classificano in:
 

    • Embrionali, ovvero derivate da embrioni umani di circa cinque giorni di vita (creati con la fecondazione artificiale o derivati da aborti) e si definiscono totipotenti perché possono dare origine, in presenza di un idoneo “microambiente”, a qualsiasi tipo di cellula, senza limitazioni.

    • Germinali embrionali: prelevate da embrioni di circa sei settimane, sono definite pluripotenti poiché da esse derivano solo alcuni tipi di cellule e tessuti. Fonti alternative di staminali pluripotenti sono il cordone ombelicale e la placenta; in questo caso possono essere estratte dopo il parto, senza pericolo per il nascituro e per la madre, tanto che la donazione del cordone ombelicale è diventata una realtà in molti ospedali. Una potenziale sorgente di cellule staminali di recente identificazione è il liquido amniotico.

    • Cellule staminali adulte: anch’esse pluripotenti, la cui presenza rimane circoscritta ad alcuni distretti come, per esempio, il midollo osseo, le gonadi, il cervello, l’epitelio e la retina.

     Esistono terapie con cellule staminali approvate per la sclerosi multipla?
    Alcune persone e siti internet offrono e propongono trattamenti a base di cellule staminali sostenendo che questi rappresentino un’opportunità per la sclerosi multipla, ma al momento non esistono terapie con cellule staminali approvate per la SM. Pertanto tali trattamenti consistono in terapie la cui efficacia e sicurezza non sono ancora state dimostrate. Per poter entrare in tali studi è necessario avere rispondere a requisiti precisi. Le persone interessate ad entrare in tali studi devono rivolgersi al proprio neurologo e/o presso Centri di ricerca “ufficiali”. Fuori da tali Centri si rischia di andare incontro a trattamenti con sicurezza ed efficacia non dimostrate e, per giunta, molto costosi.

    Per ulteriori informazioni si consiglia la consultazione delle Linee guida della Società Internazionale per la Ricerca sulla Cellule Staminali

    Quali sono i possibili rischi dell’utilizzo di cellule staminali nella SM?
    Molti studi sono attualmente in corso per valutare i rischi correlati all’utilizzo delle cellule staminali e volti quindi a migliorarne il profilo di sicurezza. Successivamente al trapianto i principali fattori di rischio sono legati alla possibilità di uno sviluppo cellulare incontrollato con la conseguente possibile crescita di tumori. È inoltre da considerare l’ipotesi di un rigetto immunitario, il cui rischio è legato alla fonte delle cellule staminali. Per il trapianto di cellule staminali ematopoietiche esiste un altro possibile elemento di rischio legato ai trattamenti immunosopressivi precedenti il trapianto (rischio infettivo e tossicità).

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