mercoledì, Novembre 30, 2022
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    DA 0 A 10: SPALLETTI DISTRUGGE FABIÀN, IL MEDIANO DA 70 MLN, I 3 ACQUISTI DI ADL E LA SCOPERTA SHOCK SU KVARA

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    Spalletti sorride per Kim e Lobotka, grande prova di Zielinski e Osimhen si sblocca subito. De Laurentiis studia i prossimi acquisti…

    Zero spazio alle congetture, alle mistificazioni, alle cospirazioni da spy story. Il campo è l’amico che ti guarda negli occhi e ti dice sempre la verità, lo specchio a cui affidare l’ultimo responso. Piazzandosi davanti allo specchio, il Napoli come Biancaneve si scopre la più bella del reame in questa prima giornata. Con nuove dinamiche di squadra, rinnovate consapevolezze, spazi vuoti da colmare che hanno subito trovato personaggi in cerca di maggiore spazio. Nel meraviglioso romanzo del campionato, il primo capitolo potrebbe intitolarsi ‘Stupore’.

    Uno il gol di Politano, che non fa mica male. Serve alla fiducia, quella che sembrava esser venuta meno. Serve all’uomo, per tutta l’estate in bilico come nemmeno i Negramaro. Una freccia in più da lucidare nella faretra, soluzioni alternative che saranno fondamentali nella stagione più pazza della storia con un mondiale piazzato a metà novembre.

    Due gol subiti, l’altra faccia della medaglia. Che lì indietro ci sia da lavorare è lapalissiano, perché l’intesa non sembra sboccia al primo sguardo. Vi è la sensazione che siano però difetti migliorabili, che il lavoro potrà limare nelle prossime settimane. E se questa squadra riesce pure a non prendere gol, ne vedremo delle belle. Il marmo è il punto di partenza, lo scalpello è lo strumento per forgiarlo. Sudore, serve sempre il sudore per innaffiare i sogni.

    Tre acquisti per scalare gerarchie di un campionato che deve ancora fissare i propri equilibri. Non cada nella trappola De Laurentiis, non si fidi di un risultato e prosegua nella strada intrapresa. Keylor Navas, Ndombele e Raspadori sono una tris vincente al livello di Soldatino, King e Dartagnan. E quando hai i cavalli buoni, quando la giocata è quella giusta, devi avere il coraggio di puntare fino alla fine. Non cadere nella tentazione di ‘Er Pomata’ di battere la strada più comoda. Vai cor tanto Aurelio!

    Quattro anni ed una chiusura poco decorosa. L’ira funesta di Spalletti si abbatte su Fabiàn, che si fa pizzicare in discoteca mentre i compagni partivano per Verona. “La squadra c’è anche senza chi non vuole venire a giocare!” Attacca Luciano quando gli chiedono dello spagnolo errante. Perchè da tempo vaga a caccia di una nuova sistemazione. Perchè da tempo sognava di andare altrove. E chi ha il cuore altrove, devi lasciarlo andar via. Fabiàn a Parigi, Ndombele al Napoli: un affare da 70 milioni (la cifra sborsata dal Tottenham per acquistarlo) trovato in discount. Come cantava ‘La Famiglia’: “‘O sapunar ten a giotto e nun o’ sap…se l’è scurdat”. La speranza è che il francese possa tornare grande in azzurro.

    Cinque marcatori differenti, un’idea di calcio differente. Più immediatezza, meno panegirici, la fragranza del pane caldo che non ha bisogno di aggiunte per essere speciale. Spalletti ha avviato una rivoluzione culturale, trovando interpreti capaci di recepire la nuova corrente artistica. Verticali, fisici, cattivi e senza fronzoli. Il tempo ci dirà se questo nuovo seme potrà attecchire e donare frutti rigogliosi come quelli del Bentegodi. Ma l’idea è chiara e il Napoli ci crede. Assai.

    Sei e mezzo a Osimhen, con la zampata che serve a nutrire l’autostima. Lottatore nell’animo, si dimena nel fango di una gara sporca e alla fine trova il varco giusto. Questo Napoli vuole prendergli le misure, diventare abito su misura per le qualità di Victor. Servirà però una crescita, prima di tutto emotiva. Un percorso Zen, come la storia di Buddha e dell’uomo che gli sputò in faccia. Andare oltre le provocazioni, incanalare tutta l’infinita energia verso lo scopo finale è il grande obiettivo stagionale.

    Sette a Zielinski, che per quella maglia ha detto no ai milioni del West Ham. Dietro quello sguardo glaciale, la volontà di ritrovarsi dopo lo smarrimento della seconda parte della scorsa stagione. Questo calcio verticale può esaltarne le qualità, evidenziare i contorni di un talento mai definitivamente consacratosi. Per 28 anni ha dovuto convivere con l’etichetta di predestinato, seguendo sempre lo stesso percorso. Facendo come Zero Calcare, strappando lunghi i bordi e ritrovandosi ad essere “Cintura nera de come se schiva la vita”. Forse è arrivato il momento di uscire dal percorso, scoprire davvero quale Piotr essere. Forza ragazzo.

    Otto al ‘Georgiano’, come se fosse un titolo di studio così come la 124 Spider di 32 dicembre. In troppi si erano impelagati in improbabili giudizi, negazionismi tipici di questi tempi, su Kvaratskhelia e sulla impossibilità di incidere nel nostro campionato per chi arrivava dal campionato georgiano. Poi la verità si impone, fulminea e inesorabile come quel passaggio in verticale per Zielinski che, più di tutto il resto, racconta di avere a che fare con un materiale pregiato. Da maneggiare con estrema cura, da esplorare con la curiosità di chi tasta per la prima volta una pietra rara. La scoperta shock per molti è che può far la differenza anche in Serie A. Luccicante e stordente, al punto da mandare tutti a nanna. Buonanotte ai suonatori di sventura.

    Nove a Spalletti, che ha cavalcato per tutta l’estate l’onda dell’esaurimento nervoso. Ha perso pezzi, anche il suo Comandante KK, senza lasciarsi vincere dallo sconforto. Ha buttato giù tanto amaro, che nemmeno Enzo e Stefano dopo il brindisi con Cico nel finale di ‘E fuori nevica’. Eppure Luciano sembra aver trovato il modo di sbrogliare la matassa, dare immediatezza ad un Napoli che sembrava tutto in fieri. Hic et nunc è stata la risposta migliore a settimane di sbalzi emotivi tra depressione, sconforto e abbandono. Il Napoli ha risposto presente, Luciano ha stimolato le giuste corde e trovato subito un gran sound.

    Dieci a Robotka. Perchè non ha nulla d’umano la prestazione veronese di Stan che solletica l’iperuranio calcistico, profili di grandezza assoluta messi in bella mostra al Bentegodi. La redenzione di massa è ormai completa, Lobotka ha ribaltato ogni sciocca convinzione e si è preso le chiavi del Napoli. È custode, amministratore, imbianchino, elettricista, giardiniere: non esista materia che non gli competa nel condominio azzurro. Tutto inizia e finisce con lui, che si diverte pure a piazzare il destro in buca d’angolo per infilare le olive nel Martini in una gara che ha dominato dal primo minuto. Si balla solo come vuole Stan. Con la musica che mette Stan. Al ritmo che mette Stan. Impressionante che scrivere impressionante nemmeno rende l’idea.

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