mercoledì, Dicembre 7, 2022
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    LA GUERRA PREVENTIVA ALLA MELONI

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    Come ha reagito il mondo di sopra alla vittoria netta di Giorgia Meloni e al suo futuro avvento al governo dell’Italia? Scene di disperazione a parte, dopo un attento studio antropologico e una classificazione scientifica, si possono distinguere sei tipologie prevalenti, che traspaiono già dai titoli dei giornaloni e dalle dichiarazioni degli influencer, dei cantanti, delle consorterie e dei galoppini: l’espatrio virtuale, la guerra preventiva, il vittimismo cautelare, il malcontento precoce, la neutralizzazione transgenica, il riposizionamento mutante.

    Per cominciare le dichiarazioni di espatrio già espresse poco prima del voto. Se vince la Meloni ce ne andiamo dall’Italia che diventerà una dittatura fascista e sarà annessa col Donbass alla Russia e gemellata all’Ungheria. Le ultime elezioni sarebbero state il referendum-farsa di Putin per l’annessione. Lo stesso fenomeno di espatrio avvenne al tempo di Berlusconi, ma non si registrò alcun esodo. Facile è stato immaginarsi file di emigrati, di richiedenti asilo, biglietti aerei pagati a peso d’oro, carovane di esuli. E invece zero. L’esilio oltre che volontario, è virtuale: un gioco di ruolo, per sentirsi la coscienza a posto.

    Seconda categoria, la guerra preventiva. Prima che la Meloni riceva il mandato, formi il governo e si insedi, comincia già la guerra su tutti i fronti possibili, a partire dall’aborto e i diritti civili. Anche se la Meloni ha detto di non voler toccare la legge 194 ma solo di volerla portare a compimento per quella parte che riguarda gli aiuti a chi non abortisce, il messaggio di risposta dei militi della brigata Erode è “giù le mani dall’aborto”, anzi aboliamo l’obiezione di coscienza dei medici. Guerra preventiva. Ogni giorno il comando generale dei media e annessi inventeranno un nuovo fronte di scontro e annunceranno irrimediabili spaccature nel regime meloniano, con i suoi accoliti di governo.

    Nella terza categoria si torna a una sfera più personale e si adotta il vittimismo a priori, a scopo cautelare. Abbiamo già visto eroici fratelli bandiera della resistenza antimeloniana gridare alto e forte il loro antifascismo, annunciare che presto saranno sostituiti nei loro posti (ottenuti in massima parte perché allineati al regime precedente, e alla sinistra egemone) dai nuovi scherani di regime. Tutti a fare a gara con dichiarazioni di odio alla Meloni e cercare l’incidente per poi rendersi intoccabili una volta ottenuto lo statuto di vittime e bersagli della censura mussomeloniana. Tattica in uso soprattutto in Rai, in alternativa al leccaculismo plurimo aggravato, e mutante. Facile fare gli eroi, i partigiani, i combattenti antiregime sapendo con certezza che non rischi niente, non ti succederà nulla.

    Il quarto tipo di reazione liscia il pelo all’antico e perenne scontento popolare. È il Piove Meloni ladra, nuova versione dell’attribuzione di ogni male al governo, con la variante perversa che il governo Meloni ancora non c’è, ma i suoi danni e le sue angherie sono prenatali, si compiono già nel feto, anzi nelle intenzioni ovariche. Si leggono già i primi segni d’impazienza e protesta precoce: si dia una mossa la Meloni, non stia lì impalata e muta davanti a questi problemi. Il liceo Manzoni ha già processato la Meloni attraverso l’ecografia del feto, annunciando che la suddetta, prima ancora di andare al governo minaccia dalla placenta l’Italia e fa perfino il saluto romano nelle acque prenatali. Ma corre in giro, con le prime proteste la domanda finale: E la Meloni che fa?

    La quinta tipologia è invece volpina ed è intentata da quei poteri furbi, forti e grassi che vogliono circuire la Meloni, isolarla dal suo habitat e portarla nella foresta degli orchi dove adottarla come Mowgli. In particolare c’è chi sta lavorando, anche sui giornali, per una mutazione genetica della stessa, una specie di fluid gender, in cui trasformare la Meloni in una Drag queen, previo inseminazione artificiale, usando Mario Draghi come donatore di seme. Dalla banca del seme al seme della banca, l’operazione è compiuta: la Meloni s’indraghisce e i suoi maestrogeppetto della stampa & propaganda, le regalano l’abecedario in forma di Agenda Draghi.

    Infine la sesta tipologia è quella di sempre: tanti si riposizionano e si convertono al melonismo, di cui si professano segreti ammiratori da sempre. E’ l’eterno servilismo nazionale, i voltagabbana, i riciclati, i triciclati reversibili, con possibilità di ritorno indietro all’antimelonismo del giorno prima, appena mutano le condizioni atmosferiche. La specialità ulteriore degli italiani, lo notava già Liutprando più di mille anni fa, è che non servono solo un padrone, ma di solito due, perché così possono barcamenarsi, tirare sul prezzo, giostrare e tenersi un piano b. C’è chi si appresta a prendere la doppia tessera, Melon club e Dem, o anche altri circuiti di potere per garantirsi di non restare per terra se la prima dovesse inciampare e cadere. La logica del branco è accerchiarla e osservarla: se dà segni di debolezza tutti a bastonarla per finirla, se invece si mostra solida tutti lì a far girotondo intorno a lei e a far la riverenza.

    Tutto questo succede a pochissimi giorni dal voto, prima che accada tutto. Ma bisogna portarsi avanti per non trovarsi spiazzati e per spiazzare il Nemico e imporgli la propria Agenda, il proprio canone del Bene e del Male.

    Tutto questo accade nel processo preterintenzionale al governo Meloni, nella sua fase prenatale. Entro domenica qualcuno sbotterà: ma basta, non se ne può più di questo governo Meloni, che non affronta i veri problemi del paese. E’ cominciato il mese della prevenzione mentale.

    La Verità (30 settembre 2022)

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