martedì, Giugno 18, 2024

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Dalle staminali ai neuroprotettivi

In una recente intervista rilasciata a Gianvito Martino, rinomato direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, emergono nuove speranze e approcci per il trattamento della sclerosi multipla (SM). Martino ha condiviso alcune scoperte rivoluzionarie sulla possibilità di sfruttare le cellule staminali neurali nel contesto della SM, come riportato in un articolo di Nature Medicine all’inizio del 2023. Queste ricerche sono supportate anche da AISM e FISM.

Il punto centrale della discussione riguarda l’uso delle cellule staminali neurali. Questi precursori dei neuroni e delle cellule della glia mostrano segni promettenti in termini di sicurezza e potenziale neuroprotettivo, soprattutto per coloro che soffrono di forme progressive di SM. La sfida principale è stata quella di utilizzare queste cellule staminali per prevenire ulteriori danni al sistema nervoso.

Quando Martino viene interpellato sul potenziale rigenerativo delle cellule staminali, sottolinea l’importanza del contesto. Anni fa, la ricerca si è concentrata sulle malattie come il Parkinson, dove si riteneva che le staminali potessero essere utilizzate per rimpiazzare i neuroni danneggiati. Ma nella SM, il danno è diffuso in tutto il sistema nervoso, rendendo difficile un approccio simile. Tuttavia, attraverso sperimentazioni su animali, si è scoperto che l’iniezione di staminali nel sangue o nel liquido cerebrospinale poteva indurre effetti benefici, principalmente attraverso la secrezione di molecole con potenziale neuroprotettivo.

Relativamente alle persone con forme progressive di SM, i risultati preliminari sono alquanto promettenti. Non solo le cellule staminali sembrano sicure da usare, ma ci sono anche indizi che suggeriscono un effetto protettivo nelle funzioni cerebrali. Martino menziona che ulteriori ricerche sono in corso per approfondire queste scoperte.

Oltre alle cellule staminali neurali, Martino ha evidenziato l’importanza delle staminali ematopoietiche. Queste ultime sembrano offrire benefici principalmente per le forme aggressive di SM, agendo sul sistema immunitario per renderlo meno dannoso.

In conclusione, mentre le cellule staminali rappresentano una frontiera affascinante nella ricerca sulla SM, la ricerca di molecole farmaceutiche che possono emulare gli effetti protettivi delle staminali è altrettanto cruciale. Martino sottolinea la necessità di combinare trattamenti anti-infiammatori con terapie neuroprotettive per un approccio terapeutico più completo contro la SM.

Fonte: Intervista rilasciata a Gianvito Martino, tratta da una newsletter sulla ricerca scientifica in sclerosi multipla attraverso linkedin.

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