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Furto al British Museum: cultura violentata

Il mondo dell’arte e della cultura è stato scosso da un sconvolgente scandalo che ha gettato un’ombra sulla reputazione del rinomato British Museum di Londra:una serie di furti di gioielli e cimeli preziosi avvenuti all’interno delle pareti della prestigiosa istituzione culturale.

Fondato nel lontano 1753 da re Giorgio II, il British Museum ha da sempre svolto il ruolo di custode di tesori inestimabili provenienti da diverse parti del mondo e da diverse epoche storiche. La sua missione fondamentale è stata quella di preservare e mettere in mostra queste meraviglie culturali. Tuttavia, negli ultimi quattro anni, un’ombra oscura si è abbattuta sul museo, minando la fiducia del pubblico nella sua capacità di proteggere e conservare il suo patrimonio inestimabile.

Oggetto dei furti una serie di monili in oro e pietre semipreziose, risalenti a periodi compresi tra il XV secolo a.C. e l’Ottocento,  trafugata in modo meticoloso. Questi oggetti, alcuni dei quali non erano stati esposti al pubblico per anni, erano custoditi nei depositi del museo e riservati esclusivamente alla ricerca. La mancanza di una catalogazione dettagliata per molti di essi ha reso ancor più ardua l’identificazione e la possibilità di recupero. La paura che siano stati fusi o venduti sul mercato nero senza lasciare traccia è una minaccia reale.

L’articolazione sofisticata del furto suggerisce che l’autore dovesse avere una conoscenza approfondita delle collezioni e delle pratiche di sicurezza del British Museum. Questo ha spostato l’attenzione verso una figura chiave: il curatore Peter John Higgs. Dopo 35 anni di servizio al museo, Higgs è stato licenziato il mese scorso e accusato di aver orchestrato la serie di furti. La sua posizione privilegiata all’interno dell’istituzione gli avrebbe garantito un accesso esclusivo alle collezioni e una profonda comprensione delle loro vulnerabilità.

Secondo le accuse, Higgs avrebbe sfruttato le lacune nelle misure di sicurezza del museo, amplificate dalla carenza di personale e dalla chiusura  causata dalla pandemia di Covid-19 nel 2020. Questo periodo di inattività avrebbe offerto a Higgs l’opportunità di agire indisturbato, depredando le vetrine e i depositi di tesori inestimabili. Si ritiene che abbia poi venduto gli oggetti rubati su piattaforme online.

Le indagini in corso e il processo legale forniranno ulteriori dettagli sull’entità di questo furto senza precedenti e su eventuali complici coinvolti. Nel frattempo, il British Museum è chiamato ad affrontare una sfida monumentale: ripristinare la fiducia del pubblico e rafforzare le misure di sicurezza per garantire che le sue collezioni siano al sicuro da ulteriori minacce.

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