mercoledì, Luglio 17, 2024

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Il Camorrista di Salvatores alla Festa del Cinema di Roma

Roma – Una storia potente e conturbante che torna dal passato per ricordarci le oscure pagine del nostro Paese. ‘Il Camorrista’, la serie basata sulla vita del temuto boss Raffaele Cutolo, girata da Giuseppe Tornatore nel 1985, è stata recuperata e restaurata, e sarà presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma il 26 ottobre.

La storia narra la vita di un boss che ha dominato la scena criminale italiana per decenni. Rafaele Cutolo, noto come ‘o Professore’ o ‘Vangelo’, ha mantenuto il suo silenzio su molti segreti e intrighi legati alla camorra e alla politica, tra cui i dettagli dell’arresto del celebre presentatore Enzo Tortora.

Pur essendo una delle figure criminali più enigmatiche d’Italia, la sua storia riemerge dopo quasi tre anni dalla sua morte, portando con sé un mix di reazioni. Alcuni vedono la serie come una commemorazione dell’influenza di Cutolo nella storia italiana, mentre altri la vedono come un insulto alle vittime del suo regno criminale.

Claudio Salvia, figlio di una delle vittime di Cutolo, ha espresso profondo disagio per la decisione di riportare in vita questa storia. “Stimo Tornatore e ho apprezzato molti dei suoi film, ma forse questa volta non ha valutato completamente le implicazioni di tale decisione”, ha affermato.

La serie ‘Il Camorrista’ era originariamente destinata ad essere trasmessa in televisione, ma per ragioni non chiare, non ha mai visto la luce del giorno. Ora, con il crescente interesse per le serie sul crimine, Tornatore ha deciso di restaurare e rilasciare il progetto.

Il regista ha speso parole di affetto riguardo al progetto, ricordando la sua giovinezza e l’entusiasmo di quei giorni. “Tornare a rimettere le mani in un progetto realizzato quando ero poco più che ragazzo è stata una vera emozione,” ha confessato.

Il ritorno di ‘Il Camorrista’ è sicuramente carico di aspettative e controversie. La serie promette di essere un viaggio avvincente nella vita di uno dei boss più potenti d’Italia, ma solleva anche importanti questioni etiche e morali sulla responsabilità di raccontare storie così cariche di dolore e tragedia.

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